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Erice sorge sulla cima del Monte San Giuliano, a 751 m sul livello del mare. Erice è famosa in tutto il mondo per il suo borgo incantevole, i paesaggi mozzafiato, i dolci, le ceramiche tipiche ed il Centro di ricerca scientifica “Ettore Maiorana”.E’ un piccolo e caratteristico borgo medioevale, con stradine strette e lastricate, cortili, chiesette e tantissima aria pulita e fresca, anche in piena estate. 

Tra le tante tradizioni appartenenti ad Erice, testimoni del passato e della passione degli ericini, vi è l’artigianato, che assume particolare rilievo sia dal punto di vista culturale che economico, in tre prodotti: i dolci, di cui parleremo più avanti, il tappeto e la ceramica. 
 

La ceramica di Erice

La ceramica di Erice acquista particolare valore poiché riscoperta nel XX secolo, nella sua tradizione storica, dopo un periodo di buio durato quasi quattro secoli, durante i quali le tecniche e le decorazioni erano state perdute.
Oggi, dopo la riscoperta, la ceramica ericina è una tradizione da preservare e i prodotti sono sicuramente tra i più rappresentativi.

Il consiglio su come arrivare è sicuramente lasciare la macchina al parcheggio a pagamento alla base della Funivia tra Via Fratelli Aiuto e Via Avellino, il costo è di € 1,50 PER LE PRIME TRE ORE DI SOSTA, DA PAGARE AL MOMENTO DELL’USCITA.
Anche se io soffro terribilmente l’altezza e vi assicuro che non è stato semplice per me, vale la pena soffrire 10 minuti per avere una bellissima visuale di tutta Trapani.
 

PRINCIPALI ATTRAZIONI

Castello di Venere e Baio

Il castello, costruito dai normanni come fortezza, fu edificato sulle rovine di un santuario già esistente. Il culto della divinità , iniziato dai sicani che elevarono una piccola ara all’aperto nel centro di un recinto sacro.
Con l’edificazione del castello furono costruite delle mura e le Torri del Balio, un tempo collegate al castello tramite un ponte levatoio, oggi sostituito da una scalinata, ed edificato come difesa avanzata.
Nel Castello di Venere e Baio, i Punici veneravano la loro dea Astarte e una volta all’ anno, per renderle omaggio, mandavano uno stormo di colombe dalla vicina Cartagine.
Per secoli questo luogo pieno di fascino fu meta di pellegrini provenienti da tutto il Mediterraneo. Marinai o principi, tutti speravano di poter salire, almeno una volta, su quella rocca per consumare il rito dell’amore e della fecondità e partecipare ai fastosi banchetti portando doni alla Dea. Oggi è un lussuoso resort.
 
Il Giardino del Balio, custode del Castello, è sicuramente un luogo da visitare, Vi si accede  tramite due eleganti scalinate. Ricco di viali, aiuole, ringhiere e lampioni di ghisa, fontane e piccole steli marmoree vi consentirà di passare dei momenti in assoluto relax.
Dal belvedere è possibile ammirare Trapani e le sue Saline, le Isole Egadi, la Torretta Pepoli, e il golfo di Bonagia con il Monte Cofano.

Torretta Pepoli

La Torretta Pepolo è detta “Faro di pace del Mediterraneo” . Il Conte Pepoli, studioso ed archeologo volle riservarsi un posto privilegiato dove potersi rifugiare per i suoi studi.
Per questo ideò e costruì sopra un picco roccioso sotto il castello, una casina in stile moresco oggi di appartenenza comunale. Nell’aprile del 2013 sono stati avviati i lavori di restauro per poter portare all’antico splendore la costruzione ed adibirla a Osservatorio per la pace.
 

DA VEDERE

 
Il tunner medievale sarebbe stato l’ingresso di una segreta galleria sotterranea terminante nel piccolo borgo di Bonagia. Questa uscita veniva utilizzata durante i periodi di assedio per sortite e rifornimento di derrate alimentari.
 
La Chiesa Madre dedicata alla Vergine Assunta, ha uno straordinario portale gotico e un rosone. Al suo fianco si erge una torre di vedetta, costruita nel 1312 dal Re Federico III di Aragona, che divenne poi  il campanile.  

La Chiesa di San Martino fu fondata in epoca normanna. Annessi alla chiesa ci sono il cortile cinquecentesco e la Sala della Congrega del Purgatorio.

La Chiesa di San Giuliano custode dei “Misteri” di Erice venne edificata nei primi secoli del cristianesimo per poi essere riedificata agli inizi del 1600 più imponente e con tre navate. Nel 1927 la chiesa fu chiusa, a causa di un crollo interno e riaperta, dopo quasi 80 anni, il 26 dicembre 2005.
 
La Chiesa di San Giovanni risale ai tempi di Costantino, secondo quanto riportato nell’ iscrizione in una lapide ed è la più grande di Erice. Oggi ospita attività culturali e concerti di musica sacra e musica medievale.

Proseguendo la nostra passeggiata troviamo a difesa della città le famose Mura ciclopiche costruite su due livelli con dei grandi blocchi unici alla base mentre la parte superiore risale ad epoca medievale queste sono interrotte da tre porte: Porta Trapani , Porta Spada e Porta Carmine. Guardando con attenzione potrete vedere alcune lettere fenicie incise sulla pietra.
 

La Cinta muraria era a difesa dell’unico versante accessibile della città (quello Nord-Ovest, gli altri lati sono su strapiombi rocciosi), le prime mura risalgono all’VIII sec. a.C. costruite dalle popolazioni indigene degli Elimi. Il percorso si snoda per circa 700 metri da Porta Trapani a Porta Spada, passando per Porta Carmine. Dei 25 torrioni delle mura di cinta, oggi ne rimangono 16.

Il quartiere spagnolo

Fuori dalla cinta muraria si arriva al Quartiere Spagnolo, una costruzione militare  incompiuta costruita dagli aragonesi che si affaccia su uno splendido panorama. In passato salire sul paesino di Erice era l’occupazione preferita dagli abitanti al di sotto nella valle, soprattutto quando il caldo si faceva sentire e l’unico rimedio alla calura estiva consisteva farelunghe passeggiate nelle sue pinete. Luogo molto amato oltre che per la sua tranquillità anche  per la bontà dei dolciumi preparati dalle monache di clausura.
 

GASTRONOMIA

L’aspetto gastronomico arricchisce le tradizioni di un paese che, nonostante le ridotte dimensioni, non si finisce mai di scoprire.
Tra i tanti aspetti legati alle ricette tipiche di Erice, non si può tralasciare quello della pasta di mandorle. I dolci della signora Grammatico, sono prodotti secondo le antiche ricette, “rubate”, per così dire, alle monache di clausura che le custodivano gelosamente.

A confermare l’unicità di queste ricette il “Guinness” , traguardo raggiunto realizzando il dolce di pasta di mandorle più lungo del mondo, ovvero di 400 metri.
Partendo dal Giardino del Balio fino al Castello di Venere, il dolce “abbraccia” simbolicamente la città con la sua dolcissima tradizione.

Per leggere di più sulla Sicilia visita La riserva dello Zingaro.

Per conoscere le strutture ricettive visita uil sito della proloco.

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